Se uno fa una cosa perché gli piace ( ad esempio lavora) è tutto ok, ma se è costretto dalla necessità allora non è ok. È ko.
Cerco di spiegarmi meglio.
Viviamo in una società in cui si può fare tutto, si è liberi, ma non si è liberi di non lavorare.
( Lasciando da parte il reddito di cittadinanza)
Si dovrebbe lavorare, almeno nel mio modo di vedere, solo se ti piace il lavoro, sei economicamente a posto ( rdc) e perciò cerchi ( o ti trovano) quello che vorresti fare, quello verso cui la tua indole si muove. Ma non per tutti è così. Perché se sei nel bisogno, allora farai anche cose di cui non ti frega niente, lavorerai per lavorare, non per fare ciò che ti piace. Poi, lavorando per ciò che sei portato a fare, scoprirai veramente se quello che fai ti piace oppure no, e perciò sarai libero di cambiare lavoro o di tenerlo, hai la possibilità di scegliere il tuo futuro.
Ma se sei, invece, senza un soldo o comunque nella necessità di lavorare, lavorerai anche solo per un tozzo di pane.
Perciò il rdc è utile, se usato bene, ma non come
" ecco, sono a posto e non farò mai più niente" ma come: "adesso ho un paracadute. Perciò posso gettarmi e vedere cosa succede. Proviamo a lavorare in questa ditta e guardiamo se mi piace".
Non deve essere considerato come assistenzialismo ma come un paracadute, se cadi non ti farai male.
Ma questo implica un cambio di vedute da parte dei singoli.
Per questo dico che è la strada giusta, proprio perché col rdc stiamo costruendo una società migliore.
Anche se non è ancora la società perfetta.
Ma pian piano ci arriveremo.
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