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giovedì 20 ottobre 2022

il cane che si morde la coda

C'era una volta un cane che si mordeva la coda. Lui continuava ad inseguirla, ma essa scappava appena sembrava averla raggiunta. E il tempo passava, e il cane non si rendeva minimamente conto che la coda non poteva essere raggiunta, poiché era una parte di lui. Ma un bel giorno il cane si stancò di inseguire la sua coda, si mise seduto e non si curò più della coda che si muoveva. Ed iniziò a pensare fra sé: basta, sono stufo. Tanto sforzo e come vengo ripagato? Senza riuscire a mettere niente sotto i denti ( perché il suo scopo era riuscire a mangiarsi quella cosa pelosa che gli stava sempre tra i piedi, o meglio, tra le zampe).
So io che farò: la ignorerò platealmente e mi cercherò qualcosa da mangiare!
Ma non appena si mise a fare quattro passi in direzione del cibo si accorse, con gran stupore, di essere legato alla catena.
Me misero, me tapino! Che sciocco che sono! E gli venne un pensiero in mente: ecco perché inseguivo quella strana cosa! Perché mi annoiavo! Ed ecco perché mi annoiavo! Perché sono tutto il giorno qui, legato alla catena! E quello che mi sembrava un gesto di ribellione, il mangiarmi la coda, era solamente un gesto di noia, indotta dal mio essere schiavo del padrone! Il mio vero nemico è chi mi nutre, non la mia povera coda, che mai male ha fatto a nessuno! Ed ora che ne ho coscienza, dovrò lottare strenuamente contro il mio nemico, chi mi dà da mangiare! 
E proseguì nei suoi pensieri:
Ma se mi ribellerò, sarò destinato a morire, poiché non avrò più di che nutrirmi, ed inoltre il padrone mi picchierà con tanta forza che non riuscirò nemmeno ad alzarmi. So io che farò: continuerò a fingere di mangiarmi la coda, ed intanto studierò un piano per fuggire dal padrone. Fu così che lo stupido cane ricominciò a cercare di mordersi la coda, ma col tempo e la foga del gesto si dimenticò del tutto il suo proposito e continuò tutta la vita a tentare inutilmente di mordersi la coda. Ed il padrone, che aveva escogitato tutto, rideva sotto i baffi quando gli portava quel poco di cibo che gli serviva per sostentamento. Ed il cane, quando si accorgeva che c'era qualcuno oltre il cancello, si metteva ad abbaiare forsennatamente, continuando così a fare la guardia, cioè il lavoro per cui era stato comprato.

il soldatino di plastica

C'era una volta un soldatino di plastica che era felice con gli altri soldatini, si scontrava con gli indiani e il suo gruppo a volte vinceva e a volte perdeva. Così passavano le giornate, giocando e facendo. Ma un brutto giorno il soldatino venne lasciato in disparte, perché il bambino che giocava con i soldatini si era stufato di quel gioco. Fu così che passò un po' di tempo in cui il bambino non giocava più ed allora i genitori decisero di vendere i soldatini al mercato dell'usato. E vendettero i pezzi singolarmente pensando di guadagnare di più, in questo modo. Così il soldatino venne acquistato da un gruppo di ragazzi birbanti che gli fecero di tutto: lo legarono e lo gettarono nell'acqua corrente di un fiume, lo bruciarono con un 'accendino, infine lo fecero saltare per aria con dei petardi.
Nel frattempo il soldatino rimpiangeva il tempo trascorso felicemente e ripensava sempre ai suoi compagni e agli indiani e a come erano felici giocando a quei tempi. Ridotto in mille pezzi il soldatino, (che non era più un soldatino ma solo dei residui di plastica) finì nel cestino della plastica e fu lì che si mise a ripensare a ciò che gli era accaduto.

Che vita misera, pensò il soldatino, vivere felice per poi finire in miseria per colpa di altri scriteriati di cui non conosco neppure il nome! Non mi resta che rassegnarmi e vivere infelice per il resto dei miei giorni!

Finché venne riciclato e trasformato in una camicia di pail. Finì in un negozio e venne venduto a prezzo stracciato ad un povero magazziniere che aveva bisogno di coprirsi dal freddo. Il pover' uomo non aveva di che riscaldarsi, lavorando in un magazzino dove c'era molto freddo, ed aveva pensato che un bel pail fosse quello che ci voleva per scaldarsi di inverno. Poveraccio, non aveva calcolato che la camicia si, teneva caldo ma il magazzino era all'aria aperta e gli spifferi lo trapassavano da parte a parte. Perfino il soldatino si sentiva gelare, ed in cuore suo si disse: pover'uomo, quello che io ho passato non è niente in confronto al suo dramma. E si ripromise di aiutare il pover' uomo appena ne avesse avuto l'occasione. Non passò molto tempo che il pover'uomo trovò un' occasione e andò in un ufficio al caldo a lavorare, poiché la sua passione era il computer. Fu così che il povero soldatino, non potendo più essere indossato dal pover'uomo ( che ora era diventato un ricco uomo) venne ancora rivenduto al miglior offerente. Questa volta il soldatino trasformato in pail finì nelle mani di un manovale in un Cantiere edile dove faceva ancora più freddo che in magazzino, anche se a volte il sole coi suoi raggi riscaldava il muratore. Il muratore aveva un figlio, che giocava coi soldatini e gli indiani, e questo ricordava al pail la sua giovinezza e lo riscaldava un po'. Poi il Pail si strappò e venne usato per fare accoccolare il gatto di famiglia, che disse al soldatino trasformato in pail, mentre si strofinava le unghie su di lui: vedi, io sono solo un gatto randagio, ma il padrone ( era cosi che il gatto chiamava il muratore) ha avuto buon cuore e mi dà da mangiare e così io gli scaldo in piedi e siamo contenti tutti e due... E così fai tu, che mi scaldi i piedi e siamo contenti tutti e due. Ma che ché ne dicesse il gatto lui non era contento di essere lo zerbino di un randagio, quando era stato il capo dei soldatini! ( O forse aveva solamente ingrandito un po' il ricordo di quei giorni felici)

Fu così che il suo cattivo auspicio di vivere infelice si era avverato per sua stessa causa.

E nessuna delle cose che gli capitarono riuscì a scaldare il cuore del soldatino di plastica.