So io che farò: la ignorerò platealmente e mi cercherò qualcosa da mangiare!
Ma non appena si mise a fare quattro passi in direzione del cibo si accorse, con gran stupore, di essere legato alla catena.
Me misero, me tapino! Che sciocco che sono! E gli venne un pensiero in mente: ecco perché inseguivo quella strana cosa! Perché mi annoiavo! Ed ecco perché mi annoiavo! Perché sono tutto il giorno qui, legato alla catena! E quello che mi sembrava un gesto di ribellione, il mangiarmi la coda, era solamente un gesto di noia, indotta dal mio essere schiavo del padrone! Il mio vero nemico è chi mi nutre, non la mia povera coda, che mai male ha fatto a nessuno! Ed ora che ne ho coscienza, dovrò lottare strenuamente contro il mio nemico, chi mi dà da mangiare!
E proseguì nei suoi pensieri:
Ma se mi ribellerò, sarò destinato a morire, poiché non avrò più di che nutrirmi, ed inoltre il padrone mi picchierà con tanta forza che non riuscirò nemmeno ad alzarmi. So io che farò: continuerò a fingere di mangiarmi la coda, ed intanto studierò un piano per fuggire dal padrone. Fu così che lo stupido cane ricominciò a cercare di mordersi la coda, ma col tempo e la foga del gesto si dimenticò del tutto il suo proposito e continuò tutta la vita a tentare inutilmente di mordersi la coda. Ed il padrone, che aveva escogitato tutto, rideva sotto i baffi quando gli portava quel poco di cibo che gli serviva per sostentamento. Ed il cane, quando si accorgeva che c'era qualcuno oltre il cancello, si metteva ad abbaiare forsennatamente, continuando così a fare la guardia, cioè il lavoro per cui era stato comprato.
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