Finché pensi con la testa degli altri non penserai mai con la tua.
Mentre prendere gli altri come spunto per riflettere è solo un bene.
Ad esempio mi sono appena riletto " aquilotto story" di Elsy Franco e lo ho trovato più noioso di quando lo avevo letto la prima volta (circa 5 anni fa). È una storia adatta anche a dei bambini, con illustrazioni, che parla di un'aquila che crede di essere un pollo perché un uovo di aquila è finito a covare sotto una gallina. I condizionamenti del pollaio sono forti, ma alla fine l'aquilotto spiccherà il volo, dopo dubbi ed incertezze di vario tipo. Una cosa degna di nota è l'incontro con la volpe, che ne vuole sfruttare i sogni. Come hanno fatto quelli della casa editrice con me con la raccolta di poesie, ma questa è un' altra storia ... forse anch'io ho degli artigli robusti e un forte becco e sono riuscito a liberarmi? Perché se non avessi provato mi sarebbe rimasta la voglia di cimentarmi a pubblicare, e non avrei capito il meccanismo che sta dietro ai concorsi di poesie. E sarei ancora lì a tirarmi matto: "no, hai perso un'occasione e non ti ricapiterà più". No, niente da rimpiangere. È andata, e ormai appartiene al passato. Andiamo avanti.
Una favola adatta a dei bambini, dicevo, ma la metafora mi colpì maggiormente cinque anni fa che adesso. E lo ricordavo come un titolo di spicco.
Forse perché sono abituato a lggere altro, o forse perché l'ho già letto, ma non mi ha dato le stesse sensazioni della prima volta.
O forse è perché sono cambiato io, che non ha avuto lo stesso effetto?
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