La sensibilità deriva dai sensi, e perciò, almeno secondo me, vuol dire nutrire i cinque sensi.
Sensibilità è, ad esempio, ascoltare il canto di un uccellino, che in primavera ed estate è felice e gioioso per il solo fatto di essere. Oppure vuol dire prestare attenzione al proprio respiro, in modo da convogliarlo nella parte bassa dell'addome ( diaframma) o nella parte alta del torace. E farlo naturalmente, senza pensarci. Ascoltare il proprio respiro che entra ed esce dal tuo corpo è sensibilità, ed è un esercizio che mi aiuta molto a rilassarmi.
Inoltre dovremmo imparare a nutrirci di sensibilità, cioè dare ascolto ad ogni proprio desiderio, e soprattutto ascoltare i desideri degli altri e decidere se assecondarli o meno, a seconda del proprio sentire.
Recentemente, poiché sono anni che scrivo, e ad essere precisi dal ferragosto del 2006, mi sono accorto che è stimolante avere un pubblico, anche se fosse solo di tre persone, perché ti aiuta ad esternare ciò che hai dentro, hai una marcia in più che prima non avresti avuto perché scrivevi solo per te. Ma può essere anche un tranello, poiché devi mantenere le aspettative che si sono create, e questo a lungo andare è deleterio. C'è sia il bello che il brutto come in tutte le cose. Ma delle aspettative, almeno io, me ne frego, perché se scrivo è sempre per me stesso, solo che ora posso interagire con chi la può pensare anche in maniera differente da me.
E perciò c' è più stimolo a crescere, ed è una buona cosa.
Non so se questa è sensibilità, però questo è quello che mi viene in mente adesso che ho in mano il telefono. E così resta.
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