D: Ciao
C: come ti chiami?
D: D
C: ho detto come ti chiami, ma forse era meglio chiederti come ti chiamano. Perché non credo tu ti chiami da sola. Oppure come ti hanno chiamata, che i tuoi genitori ti avranno pur dato un nome.
E dare un nome a qualcuno vuol dire rubargli l'anima
D: scusa ma non ho bisogno di compagnia
C: Io sì, ma non della compagnia che pensi tu.
Semplicemente, volevo parlarti. Perché il tuo sguardo ha un non so che di magnetico, mi ha incantato.
D: e perché mai dovrebbe averti incantato il mio sguardo? E perché mai dovrei fermarmi a parlare con uno sconosciuto?
C: il tuo sguardo mi ha incantato per il suo non so che di perso, per il suo essere schivo misto a malinconia.
E dovresti parlare con me perché ne hai voglia. O, ancora meglio, semplicemente desiderio.
Vorrei vedere meglio il colore dei tuoi occhi. Posso avvicinarmi ( se ti va) per poterli guardare meglio.
Occhi verdi. È raro il colore dei tuoi occhi. Esalta i lineamenti del tuo viso.
Te l'ho chiesto, oltre che per avvicinarmi a te, perché quando ricambio uno sguardo mi immergo profondamente nell'anima dell'altra persona, e mi dimentico di guardare il colore, che , almeno secondo me, è una cosa secondaria, pur se bellissimo, rispetto a due infiniti che si incontrano.
Che ne diresti di lasciare che in silenzio i nostri sguardi di incrocino, semplicemente, e si parlino, fino a che la sera che sta calando non ci sommerga nel buio, ed allora sia io che te non riusciamo più a scorgere lo sguardo dell'altro?
D: no, non mi va. Vattene che sto aspettando qualcuno.
C: ok, me ne vado. Ma serberò nel cuore il ricordo di questo incontro ancora a lungo. E questo è un Arrivederci, non un addio. Ciao, D.
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