Riscritta con la consulenza dell' ia
Sono passati quindici anni. L'ultima volta che ti vidi fu su quella panchina solitaria, ai margini della pista ciclabile. Camminavi con altre donne — una passeggiata, come oggi. Il sole del pomeriggio filtrava tra le fronde e cadeva sul tuo viso, come se sapesse di doversi fermare lì. Eri bellissima. Lo sei ancora. Ma ai miei occhi, sei diventata irraggiungibile.
Ti ho rivista oggi. Le tue parole, all’inizio, erano solo un’eco indistinta — come una voce che si conosce ma non si afferra. Hai detto solo:" ciao, coscritto" e io ho esitato. 'Scusa... non ti riconosco.' Poi, un attimo. Un nome: Giulia. Ed eccoti davanti a me, di nuovo. Bellissima. Prima che mi parlassi ho abbassato lo sguardo, non per vergogna, ma per difesa. Davanti a una bellezza come la tua, mi chiedevo: cosa potrei provare, se non inadeguatezza ? Non volevo che mi sorprendessi a fissarti. Eppure lo desideravo, segretamente. Alla fine mi hai salutato. E nel tuo sorriso ho sentito una nota malinconica. 'siamo invecchiati,' hai detto. Ma io credo che non si invecchi. Si cambia. Si accumulano strade, non rughe.
Nessun commento:
Posta un commento