Anche se so che, qualunque cosa io possa dire non avrà effetto alcuno su di lei, dovrei parlarle. Per poter finalmente essere libero. Libero di cercare la compagnia di qualcun altra, al limite. Ma se io non dovessi parlarle, pazienza, significa solo che doveva andare in questo modo. Non c' è bisogno di preoccuparsi prima ( adesso, in questo caso). Ma libero da che? Libero da me stesso, dal mio essere intrappolato in me stesso. Libero da te, o con te, indifferentemente. Quello che intendo dire è che sono attratto da te. Innamorato, per la precisione.
Da molto tempo. Ma, anche se è così, e so che tu non sai ciò che provo, quello che provo in questo istante è mera indifferenza. Ma quando ti incontro il mio cuore palpita. Perché ho incontrato te. E non riesco a toglierti gli occhi di dosso. Ti guardo e ti riguardo, e poi mi dico: no, non va bene, smettila, non è da te. Allora distolgo lo sguardo ma poi ci ricasco dentro. E ricomincio così, da capo, il circolo delle quinte ma dietro le quinte. Perché ti guardo solo quando so che tu non puoi guardarmi.
E li so che sto facendo la cosa sbagliata. Perché non dico ciò che provo. Per te. Ma quello che mi viene in mente adesso è che....
.... Ci siamo trovati senza volerlo. Ed è stato bellissimo. ....
Chissà cosa vorrà mai dire? Solo che non ti conosco e che non so niente di te. Ma serve sapere qualcosa, per amarti? No, mi basta il solo guardarti da lontano. Come sono stupido! Mi accontento di una briciola, perché non oso allungare la mano per afferrare la felicità. Che è a portata di mano. O che sparirà per sempre, se tu mi dovessi dire che no, non hai intenzione di frequentarmi. Nemmeno per una passeggiata.
Perché mi devo struggere così, in questo modo? So che mi sto martellando una mano da solo ( è una metafora...) ma non tolgo la mano né lascio il martello. Perché ho paura di perdere quella briciola di felicità quando ti scorgo. Anni di patimento per poi non avere nemmeno il coraggio di dirti la cosa più semplice. Che amo te.
Basta scrivere, che poi sto male... Non abbastanza per poter scrivere. Bah quello che è scritto è scritto. E rimarrà. Ma quello che non è detto, beh, quello, semplicemente, deve ancora uscirmi dalla bocca. Ma, giunto a questo punto, credo che non uscirà mai, per la mia inadeguatezza di fronte a te.
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