continuo con la scrittura di brani tratti dal mio vecchio diario del 2007
Il parco deserto, e c'è solo il vento che, titubante smuove lentamente le foglie degli alberi, silenti, in ascolto, in una lunga attesa durata decenni, instancabili ed infaticabili giganti muti. Il ronzio sommesso delle auto in fuga, da una ben nota monotonia per una pura illusione piena di vita chiamata vacanza. De Andrè che canta, figlio morto di poesia immortale e immutata, la sua voce che risuona, limpida e incantata, dalle profondità di un passato ormai inglobato e perso nel lento e inesorabile scorrere della vita, delle stagioni. L'estate è arrivata, cogliamone i frutti. Già, ma solo per chi può farlo con noncuranza, disinvoltura ed innocenza, perduta ormai da lungo tempo. Bambini. Giocano a palla, e lenti, nella loro bieca infelicità d'orfanotrofio, se ne vanno, incoscienti e puri, a pranzare.Il tempo arriverà anche per voi, graziosi fanciulli, il tempo della fatica e del tormento.
Un anno è ormai passato
il frutto è maturato
ma poi d'un tratto è marcito,
perchè mai nessuno l'ha voluto,
perchè mai nessuno l'ha colto.
è stato dimenticato
ai bordi del mercato
qualcuno se n'è accorto
ma ormai se n'è già andato.
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